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1. Periodo precristiano.
Se l’Armenia è il ‘paese delle pietre’, è proprio nella pietra che il popolo dell’Ararat ha fissato il proprio genio artistico nelle forme più caratteristiche e originali.
Al V e IV millennio a. C. risalgono monoliti di grandi dimensioni e forma allungata, scolpiti in forma di pesce o in altre figure meno definite che hanno suggerito il nome di Vishap (‘drago’ in armeno), probabilmente da riferire al culto dell’acqua sorgiva.
In età urartea (IX-VI sec. a.C.) compaiono monoliti a stele di sezione quadrangolare dalla sommità arrotondata, recanti iscrizioni cuneiformi, ma della civiltà di Urartu si conservano già resti di avanzate e imponenti architetture, in prevalenza massicce fortificazioni. Un esempio notevole è rappresentato dalla fortezza di Teshebani sulla collina di Garmir Plur, presso Erevan. L’arte urartea raggiunge una particolare raffinatezza nelle realizzazioni bronzee lavorate a sbalzo e incisione, con manufatti decorati a motivi zoomorfi.
I templi consacrati ai culti pagani andarono distrutti o reimpiegati come materiali da costruzione, al punto che le stesse rovine sono una rarità. Fa eccezione l’elegante tempio ellenistico di Garni, in stile ionico, del I secolo d.C. Dell’arte legata alla pratica cultuale pagana si conservano piuttosto oggetti quali i pregevoli vasi rituali a rhyton.
Quanto si è sinora scoperto della ceramica antica testimonia, inoltre, già per il periodo del IV-III secolo a.C., un’ampia produzione caratterizzata da un elevato livello artistico.
2. Periodo paleocristiano.
Con la conversione dell’Armenia al Cristianesimo (301), si afferma innanzitutto l’architettura sacra ad uso liturgico, destinata a divenire, nel giro di qualche secolo, la forma artistica più interessante e originale che il popolo armeno abbia saputo esprimere. Nel IV secolo vengono edificate le prime chiese, di struttura elementare ad una navata, di grande semplicità esterna ma più elaborate nell’articolazione dello spazio interno, ma già compaiono i primi tipi di basiliche dapprima ad una, poi a tre navate, generalmente con una sola abside, con il soffitto a volta e i muri perimetrali di notevole spessore, dotati di poche aperture di piccole dimensioni, per lo più feritoie.
Tra il V e il VII secolo si sviluppa l’edificio a cupola centrale, del quale gli architetti sperimentano le più diverse soluzioni spaziali e volumetriche in molteplici varianti.
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