|
Il rito armeno, di ascendenza antiochena, va considerato a sé stante nel complesso dei riti orientali. S. Gregorio Illuminatore, formatosi a Cesarea di Cappadocia, ne importò in Armenia il rito, che a sua volta dipendeva da quello antiocheno, e conserva tuttora elementi di particolare arcaicità come, ad esempio, l’anafora di San Basilio in una forma più antica rispetto alla vulgata bizantina. Nel IV secolo, fino all’invenzione dell’alfabeto, le lingue liturgiche impiegate furono il greco e il siriaco. Tra l’XI e il XII secolo la liturgia eucaristica subì influssi bizantini diretti e più tardi, tra il XIII e il XV, influssi del rito occidentale, che si fecero presenti anche sul rito delle ordinazioni. Tra le caratteristiche peculiari del
rito armeno vanno ricordati: a) la celebrazione dell’Eucaristia col pane azzimo, caso unico tra tutti i riti orientali e frutto di una tradizione non mutuata dal rito latino; b) la celebrazione senza commistione di acqua nel vino eucaristico, unica nell’intero mondo cristiano; c) la celebrazione del Natale e dell’Epifania insieme, il 6 gennaio, secondo l’arcaica usanza orientale; d) il significato cristologico del canto del Trisagio, sottolineata da un inciso connesso alla solennità (es. “che fosti crocifisso per noi”, o “che sei risorto per noi”, “che sei asceso al cielo per noi”, ecc.), eco della tradizione più antica rimasta in alcuni tropari bizantini e nella stessa Chiesa di Roma negli Improperi del Venerdì Santo.
La Celebrazione eucaristica, parallelamente a tutte le tradizioni liturgiche delle Chiese cristiane, si articola in due parti fondamentali: la Liturgia della Parola o Sinassi, detta Liturgia meridiana, e la Liturgia Eucaristica. Il tutto è preceduto da un rito preparatorio, composto dal Confiteor e dal Salmo 42, mutuati dal rito latino nel tardo Medioevo, e dalla Protesi. La Liturgia della Parola si suddivide in cinque momenti: l’Introito, il Piccolo Ingresso con la processione del Vangelo e il Trisagio, le letture bibliche, la dimissione dei catecumeni, il Grande Ingresso con la traslazione dei doni dalla protesi sull’altare del sacrificio. Le diverse anafore anticamente in uso decaddero intorno al X-XI secolo per lasciar posto a quella attribuita a Sant’Atanasio, di provenienza cappadoce. Si tratta di un’unica grande
preghiera, articolata in vari momenti, che inizia con l’invocazione “Signore Dio degli eserciti e fattore di tutti gli esseri” e termina con una solenne dossologia trinitaria che precede il Padre nostro. Tra queste si succedono il rito del “santo saluto”, il Prefazio, l’anamnesi, l’epiclesi, la supplica per l’intercessione della Vergine e dei Santi, la commemorazione dei vivi e dei defunti. Al Padre nostro segue l’elevazione, accompagnata da una confessione trinitaria alternata tra il celebrante, i diaconi e il coro, e si conclude con il solenne invito a cibarsi del Corpo e del Sangue di Cristo, “vita, speranza nella risurrezione, espiazione e remissione dei peccati”, cui si accompagna la benedizione dell’assemblea con le sacre specie. Segue la comunione per intinzione, il ringraziamento e i riti conclusivi.
L’anno liturgico si divide in sette cicli di circa sette domeniche ciascuno. L’Avvento ha inizio la domenica più vicina al 18 novembre e dura 50 giorni, fino al 6 gennaio, con una settimana d’astinenza all’inizio e alla fine. La Quaresima ha inizio alla domenica e il Tempo Pasquale si protrae per altri quaranta giorni fino all’Ascensione, con la celebrazione quotidiana della Risurrezione. Seguono i dieci giorni dell’Ascensione e la Pentecoste, col relativo ottavario. Le domeniche sono esclusivamente il “Giorno del Signore” e nessuna festa di santi può sovrapporsi ad esse (ma neppure al mercoledì e al venerdì, per il carattere penitenziale di questi giorni), cosicché le memorie dei santi hanno carattere mobile e seguono l’andamento delle domeniche cui fanno riferimento. Solo una festa “domenicale” (cioè del Signore) come
l’Epifania può esser celebrata di domenica, e così pure tutte le solennità della Vergine Maria, considerate “domenicali” in quanto inscindibilmente connesse al mistero dell’Incarnazione e Redenzione. Tra l’XI e il XII secolo invalse l’uso di spostare alcune feste fisse quali l’Assunzione o l’Esaltazione della Santa Croce alla domenica più vicina. Oltre alla Quaresima, hanno carattere penitenziale le settimane che precedono le grandi feste domenicali dell’Epifania, Trasfigurazione, Assunzione, Esaltazione della Croce, mentre i lunedì loro successivi, insieme al lunedì di Pasqua) sono dedicati alla memoria dei defunti, celebrata con la visita e benedizione dei cimiteri. Hanno carattere di particolare solennità le vigilie di alcune feste, che assumono specifiche denominazioni: Accensione dei lumi per il Natale,
Fine del digiuno per la Pasqua, Festa del Tabernacolo per la Trasfigurazione, Stillazione di raggi per l’Assunzione, Nuovo inizio per l’Esaltazione della Santa Croce.
Tra i riti più suggestivi della liturgia armena sono da menzionare la Benedizione dell’acqua battesimale, il giorno dell’Epifania, il rito dell’Apertura della porta della chiesa dopo i vespri della Domenica delle Palme, e la Benedizione dei quattro angoli del mondo nelle solennità comprese tra l’Ascensione e l’Esaltazione della Santa Croce.
|