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5. Sviluppi della letteratura armena in Occidente. L’ Umanesimo armeno.
Tra il XV e il XVI secolo il ristagno culturale e artistico in Armenia è in parte compensato da una forte spinta alla diffusione della cultura armena nel mondo occidentale, dove cominciano a generarsi interessanti espressioni della letteratura in lingua armena e iniziative di rilievo per la sua promozione e diffusione.
Col XVIII secolo la letteratura armena ricevette un impulso decisivo al rinnovamento dall’opera di Mechitar di Sebaste e dell’esiguo gruppo dei suoi primi confratelli. Il ruolo intermediario tra Oriente ed Occidente assunto dalla Congregazione dischiuse inoltre la cultura armena ad una feconda osmosi con la civiltà europea, permettendo di maturare un processo già in atto da almeno due secoli. Ma il contributo propriamente letterario dei Mechitaristi si esplicò nel recupero dello spirito classico che permise, grazie a una sapiente opera di composizione e traduzione di testi classici in krapar, l’epurazione delle incrostazioni linguistiche fino al recupero dell’armeno classico nello stato prossimo alla purezza originaria.
In Armenia contribuiscono alla rinascita letteraria Hovhannes detto Golod (1678-1741), Hagop Nalian (1701-1764) e altri autori minori, cui seguirà uno stuolo più folto di letterati nel secolo successivo.
Intanto, nell’Ottocento, la poesia, mentre continua ad attingere ai sentimenti popolari, si dedica a recuperare spunti e motivi da canti popolari del medioevo armeno. La religione e la patria divengono col tempo i due principali motivi ispiratori della produzione poetica.
Raccolta intorno a tematiche dalle forti potenzialità coagulanti come l’unità nella patria e nella fede comune, la letteratura armena poteva ricevere un impulso decisivo dai suoi esponenti occidentali. Fu un monaco e sacerdote mechitarista, il Padre Levont Alishan (1820-1901), a contribuire decisamente al movimento della Rinascita armena con la sua abbondante quanto profonda opera poetica, storica e scientifica. Egli esercitò una notevole influenza su un cospicuo gruppo di scrittori, i quali si fecero a loro volta portavoce degli ideali del movimento culturale.
In Armenia incontriamo, per il XIX secolo, Mesrop Taghitianz (1803-1858), Hovhannes Deroyentz (1801-1888) e Khaciatur Abovian (1804-1848), autore del romanzo-capolavoro Le ferite dell’Armenia, composto in forma di tragedia elegiaca in prosa, pubblicato postumo nel 1858, che farà del suo autore il padre della letteratura armena moderna.
6. Maturazione della letteratura moderna tra Otto e Novecento.
La seconda metà dell’Ottocento, fin verso il 1890, rappresenta un periodo di transizione in cui gli autori si indirizzano ad un rinnovamento della lingua letteraria volgendosi contro il carattere pedante dello stile di genere e premendo in direzione di un accentuato personalismo che guarda insieme ai capolavori della letteratura europea. Dalla metà dell’Ottocento le pubblicazioni in armeno moderno, già promosse – sebbene con prudente parsimonia – dai Mechitaristi sin dal loro stesso fondatore, si infittiscono e si elevano in qualità mediante una progressiva riduzione delle diversità d’uso e delle impurità rappresentate dai numerosi termini estranei alla lingua armena che caratterizzava sino ad allora il ‘parlato’.
Nel periodo di transizione la letteratura si volge inoltre alla situazione politica del popolo armeno e si sofferma intorno alle sofferenze prodotte dalla dominazione straniera, risvegliando la coscienza nazionale, come accade con Mekeritch Beshiktashlian (1828-1868). Nel contempo emerge, con Hagop-Melik Hagopian, noto col nome di Raffi, il maggiore romanziere armeno, che portò il genere narrativo patriottico ai massimi livelli.
Dall’ultimo decennio dell’Ottocento alla prima metà del Novecento l’armeno moderno acquista la sua forma definitiva, mentre la produzione letteraria registra il graduale passaggio dal romanticismo al realismo pervenendo a pieno titolo alla forma contemporanea. In questo contesto spicca Daniel Varoujan (1884-1915), autore di cinque raccolte poetiche dove poté trovare spazio la riflessione sulle drammatiche tensioni tra le lotte sostenute dal popolo armeno e le sue aspirazioni.
Con l’ingresso dell’Armenia nell’Unione Sovietica nel 1920 si sviluppò una letteratura di regime pilotata dal governo centrale di Mosca che peraltro ne lamentò nel 1932 la mediocrità artistica. Nel contempo andava affermandosi una letteratura più feconda e spontanea presso gli armeni della diaspora, evolutasi nell’arco del Novecento con apporti ed interlocuzioni significative con pressoché tutte le correnti letterarie contemporanee, dal simbolismo al surrealismo, e la cui vivacità culturale è a tutt’oggi visibile.
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