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Il 22 aprile 1918 l’Assemblea legislativa di Transcaucasia, il Seïm, proclama l’indipendenza della Transcaucasia, comprendente la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaigian. I turchi ritengono di poter approfittare della dissoluzione dell’Impero russo e del vuoto militare determinatosi, ma sono sconfitti a Sardarapat dagli armeni capeggiati dai generali Antranik e Dro.
Dopo più di cinque secoli dalla caduta del regno di Cilicia e dopo lo spopolamento degli otto decimi del territorio armeno storico, il 28 maggio 1918 viene proclamata la Repubblica Armena con capitale Erevan, una superficie di 10.000 Kmq e una popolazione di circa un milione di abitanti. Nonostante avesse potuto estendere i propri confini, la giovanissima repubblica, gravata dei rifugiati delle provincie armene orientali ed estenuata dal conflitto, si trova a dover trattare, non potendo reggere il confronto con le forze turche le quali, benché reduci dalla prima Guerra mondiale, erano pur sempre in condizioni di superiorità rispetto agli esigui mezzi della neonata Repubblica Armena e si erano riorganizzati sotto l’abile guida del generale Mustafa Kemal. Si rivelò effimera pure la ripresa conseguente alla disfatta turca della Prima Guerra mondiale, che permise agli armeni di rioccupare Kars, il Nakhitchevan ed il Lori. Il 10 agosto 1920 il Trattato di Sèvres
riconosce l’Armenia indipendente assegnandole un ampio territorio dell’Armenia storica, comprendente il lago di Van e un buon tratto costiero sul Mar Nero, per una superficie complessiva di 70.000 kmq. Nel contempo, una enclave armena è costituita ufficialmente in Cilicia, sotto il protettorato francese. Tuttavia in ottobre la difesa armena cominciò a crollare: il 22 settembre i turchi penetrano in Armenia con l’appoggio degli azeri, né fu possibile un’intesa con la Russia bolscevica, cui gli armeni si erano appellati per ottenerne aiuto, anche per il massimalismo degli ultimi che non volevano rinunciare a quanto garantito dall’appena siglato trattato di Sèvres e che era purtroppo destinato a rimanere lettera morta sia per l’indifferenza delle potenze occidentali che per le mire di sovietizzazione dell’Armenia nutrite dalla Russia. Così, mentre il governo armeno si arrendeva ai turchi, dal nord penetrava in Armenia l’armata rossa, che il 30 novembre 1920 proclamava
la nascita della Repubblica Armena Sovietica. Il 2 dicembre il governo armeno è costretto a rinunciare all’applicazione del Trattato di Sèvres e cede Kars, Ardahan e il Nakhitchevan. Con la pace turco-armena di Alexandropol (2 dicembre 1920) si annullava il Trattato di Sèvres e l’Armenia perdeva la sua ultima propaggine nordoccidentale con il vitale sbocco sul Mar Nero. Il 20 ottobre 1921 i kemalisti cacceranno inoltre i francesi dalla Cilicia massacrandovi gli armeni.
Parallelamente al processo di formazione della Repubblica Armena, si determina il fenomeno noto come grande diaspora, che va a sovrapporsi a quello della secolare diffusione della popolazione armena in numerosissime colonie, distribuite nel mondo occidentale e orientale, fin dalle epoche più remote della storia. Va infatti ricordato che pochi popoli, a parte gli ebrei, ebbero esperienza di colonie così numerose e varie per dislocazione geografica, di così lunga durata e così bene inserite nelle strutture sociali, economiche, culturali e politiche dei paesi ospiti, mantenendo nel contempo gelosamente il patrimonio culturale specifico delle proprie origini.
Dopo il Genocidio, i principali centri di confluenza della diaspora furono il Medio Oriente, la Francia e gli Stati Uniti. Tra le due guerre vi fu una grande agglomerazione anche in Grecia, che in seguito si ridusse notevolmente per successive migrazioni verso l’Occidente e verso l’Armenia. La Siria e il Libano sono stati fino agli anni Settanta del Novecento la spina dorsale dell’intera diaspora armena per consistenza numerica e per le favorevoli condizioni che agevolavano la conservazione della lingua e della cultura, non solo ai livelli dell’ordinaria convivenza, ma anche a quelli della produzione letteraria ed artistica. Una simile fioritura vissero pure le storiche comunità dell’Iran e dell’Egitto, aumentate di numero, soprattutto la seconda, con l’afflusso di sopravvissuti alle stragi, fioritura troncata anche essa dagli sconvolgimenti bellici del Medio Oriente. Quanto alla comunità di Istanbul, essa imboccò un lento ed inesorabile declino negli anni Trenta, a causa delle
crescenti misure restrittive del governo. Altri poli di attrazione furono negli anni '20-'50 l’Argentina e, nell’ultimo trentennio del Novecento, il Canada e l’Australia.
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