Economia

L’Armenia ha risentito del contraccolpo economico seguito al dissolvimento dell’Unione Sovietica in misura per certi aspetti maggiore rispetto ad altri paesi della stessa, pur partendo da una situazione avvantaggiata rispetto a molti di essi. All’epoca dell’URSS, il 90% delle relazioni economiche si teneva all’interno dell’unione, in particolare con la Russia e l’Ucraina. Inoltre, l’economia in Armenia era in buona parte impegnata nel settore della difesa, risultando la quarta produttrice sovietica di armamenti e materiale di dotazione militare dopo la Russia, l’Ucraina e la Bielorussia.
Con il crollo dell’Unione Sovietica l’Armenia è rimasta priva di queste sue fonti e, non disponendo di un’economia sviluppata nel privato, si è trovata a dipendere totalmente dalle decisioni del piano quinquennale, che stabiliva la distribuzione delle risorse e il loro sfruttamento.
Sotto il regime sovietico l’Armenia aveva sviluppato un’industria manifatturiera moderna, tessile, ricevendone in cambio materie prime ed energia, ma la caduta improvvisa dell’Unione Sovietica ha limitato le possibilità di pianificare il passaggio all’economia di mercato.
Difatti, l’Armenia subiva nello stesso periodo le conseguenze del terremoto del 1988, il blocco da parte dell’Azerbaigian e della Turchia, la guerra civile in Georgia, che hanno interrotto le vie di comunicazione e ostacolato l’approvvigionamento di gas e prodotti petroliferi. Tuttavia, l’Armenia ha beneficiato di aiuti internazionali, che l’hanno preservata dal fallimento economico.
L’Armenia dispone di una superficie di terre arabili limitate, valutabile all’incirca in 490.000 ettari, pari al 45% della superficie dell’intera Nazione, penalizzate inoltre dal rigore del clima, dalla topografia e dalle difficoltà di irrigazione. La produzione agricola è aumentata in seguito alle privatizzazioni, effettuate dal 1991, ma dal 1999 si evolve verso la stagnazione e per certe produzioni persino verso la regressione, dove incidono pure danni climatici occasionali, quali la siccità che ha colpito la regione nel 2000. Le colture producono principalmente cereali, patate, legumi, radici, cotone, barbabietole da zucchero, tabacco, fichi, olive. Di un certo rilievo l’allevamento, cui è del resto indirizzata la parte delle colture difficilmente sfruttabile altrimenti, con produzione di latte e derivati, uova e carne.
Il paese, che dal 1993 possiede una sua propria moneta (dram), si è lanciato dal 1994 in un’opera di importanti riforme economiche, combattendo l’inflazione e privatizzando alcuni settori, il che ha avuto ripercussioni positive, con una sensibile ripresa tra il 1994 e il 1998, anno in cui la crisi economica che ha scosso fortemente la Russia ha colpito anche l’economia armena, portando l’inflazione al 10% e danneggiando l’industria.
L’urbanizzazione ha conosciuto un qualche progresso; le città armene di dimensione media, Gyumri (ex-Leninakan, 120.000 ab.), Vanazor (ex-Kirovakan, 159.000 ab.), sono punti di riferimento di una rete urbana dominata dalla capitale Erevan (1.300.000 ab.).

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